
Dalla copertina rosa e dal titolo irriverente si capisce subito il tono de Lo stronzo geniale. Guida semiseria ai Nino Sarratore, un volumetto agile che analizza Nino Sarratore, personaggio de L’Amica Geniale di Elena Ferrante, considerandolo un archetipo del seduttore ambiguo e narcisista.
Tra ironia e verità, il libro esplora letteratura e cultura pop per aiutare chi legge a riconoscere il Sarratore di turno, perfetto sulla carta, ma puntualmente un disastro nella vita reale. L’autrice parte dall’assunto che tutti abbiamo incontrato un Nino Sarratore nella vita e costruisce una guida semiseria per individuarlo ed evitarlo.

Titolo originale: Lo stronzo geniale. Guida semiseria ai Nino Sarratore
Autore: Raffaella R. Ferrè
Editore: Colonnese (collana Passaggi)
Anno di edizione: 2024
Pagine: 136 p.
Genere e forma: Saggio breve / Guida umoristico-antropologica
Lo stronzo geniale. Guida semiseria ai Nino Sarratore non è un riassunto della trama ferrantiana, bensì un’analisi delle dinamiche affettive tossiche. Partendo dai riferimenti alle protagoniste Elena e Lila, Ferrè allarga lo sguardo, usa Nino per parlare di tanti Nino, reali e immaginari, invitandoci a riflettere con leggerezza e profondità su dinamiche relazionali, narrazione, stereotipi e influenze della cultura popolare.
L’autrice ricorda che Nino Sarratore è l’incarnazione perfetta di un personaggio intelligente e affascinante di primo acchito, ma emotivamente ambiguo e incapace di empatia, costringendo, chi si ritrova al suo cospetto, a mettersi in costante discussione.
Sin dalle prime pagine Lo Stronzo Geniale spruzza battute e metafore vivide, la prosa di Ferrè è fresca e ironica, ma mai superficiale. Pur nella forma di una guida umoristica e leggera, la scrittura è molto curata, lo dimostrano alcune citazioni brillanti tratte dal testo che colpiscono per originalità. Per esempio, si paragona il generico attivismo di Nino a una farsa:
C’è chi lotta per gli ideali e chi lotta per sé stesso: Sarratore sembra appartenere al primo club […] però in realtà è il socio fondatore del secondo, provvisto di un abbonamento premium al servizio di “non mi metto in discussione manco pagato”.
Un’autocritica dai tratti comici che smaschera il colto provocatore come un narcisista mascherato. Allo stesso modo, Ferrè utilizza metafore cinematografiche per descriverci la seduzione di Nino:
Il Nino non ti ha sedotto, lui ti ha puntato addosso un riflettore da cinema.
L’immagine ci fa capire che non c’è un vero amore in corso, ma solo una recita: «Tutto ciò che può offrirti è il trailer, il resto del film l’hai girato tu nella tua testa», continua Ferrè. In altri termini, Nino ci ha messo sullo schermo il meglio, lasciandoci da sole a scrivere il finale.
Non mancano le rubriche ironiche: si va dal “Dizionario dei comportamenti sarratoriani”, passando per episodi di red flags da riconoscere, fino a quiz e test semiseri per scoprire se tu (o il tuo amico) siete un vero Nino Sarratore.
Questi contributi aumentano l’efficacia del tono giocoso e coinvolgente e personalmente ho trovato interessanti anche i riferimenti al cinema e alla musica pop: Ferrè cita ad esempio come il modello Sarratore sia lo stesso di personaggi noti come Mr. Big (Sex and the City) o Daniel Cleaver (Il diario di Bridget Jones) e persino di certi idoli neomelodici.
Nel complesso la lettura scorre via piacevolmente, Raffaella Ferrè dimostra di padroneggiare un tono giornalistico ma vivace: la sua penna affilata e il risultato è un testo che si legge agevolmente in poche ore.
Il grande merito dell’autrice è quello di mescolare ironia e antropologia con il nobile intento di metterci in guardia. I concetti esposti sono apparentemente semplici ma Ferrè li consegna in modo originale e con uno stile brillante.
La parte più riuscita, a mio avviso, è proprio il bilanciamento tra comicità e riflessione. Non è banale catalogare comportamenti tossici usando citazioni e battute ironiche, ma Ferrè riesce a farlo con leggerezza: leggendolo si sorride spesso, pur percependo che dietro a ogni risata c’è un ragionamento serio sulla psicologia maschile e sul deludente eterno ritorno del bello ideale nei rapporti sentimentali.
Non manca, però, qualche limite: alcuni passaggi ripetono idee già enunciate nell’indice, e chi si aspetta una vera soluzione alla piaga dei narcisisti rischia di restare deluso. La chiave comunque non è tanto proporre rimedi, quanto offrire un rito di passaggio quasi liberatorio. Non si tratta di una condanna, ma un rito di passaggio necessario e leggerlo è un atto di liberazione, una risata a denti stretti». Secondo me è proprio questo l’aspetto più interessante del libro, in poche pagine aiuta il lettore a non cascarci più con un sorriso amaro.
Lo stronzo geniale. Guida semiseria ai Nino Sarratore si inserisce in un filone meta-letterario, parte da un personaggio di grande successo pop come Nino Sarratore e lo collega a modelli narrativi più ampi. L’autrice compie una riflessione sul mito della genialità, analizzando quella figura archetipica che, a metà tra il fascino e l’insopportabilità, suscita in noi una curiosa attrazione. In effetti, Nino incarna l’archetipo del seduttore dotato di cultura e fascino, un moderno Don Giovanni o riproposto in chiave moderna.
Dal punto di vista del canone letterario, Lo Stronzo Geniale è una sorta di paratext ferrantiano, va letto dopo o parallelamente alla tetralogia, soprattutto da chi fa fatica a staccarsi da Lila e Lenù e chi ama l’Amica Geniale coglierà spunti familiari ma li vedrà con occhio critico e divertito.