Recensione: Gli antropologi di Ayşegül Savaş

Quando ho iniziato a leggere Gli antropologi di Ayşegül Savaş, non avevo idea di quanto sarebbe stato difficile etichettarlo. Non tanto per la trama, quanto per la sensazione che lascia addosso. Asya e Manu, i protagonisti, vivono in una città mai nominata. Non sappiamo da dove vengano, non sappiamo dove siano, eppure sappiamo tutto quello che conta: sono due persone in bilico tra il loro passato e una quotidianità da costruire altrove. La loro è una vita fatta di dettagli minimi, conversazioni a metà, spese da ponderare e case da visitare come se bastasse un contratto per definirsi stabili.

Non c’è geografia, non c’è cronologia. C’è solo lo spazio interiore che si modifica, e questo per me è stato il primo segnale della delicatezza e del rigore con cui Savaş affronta temi universali come il senso di appartenenza, il legame con le proprie radici, il tentativo di diventare casa l’uno per l’altro.

gli antropologi copertina libro

Titolo: Gli antropologi 

Autore: Ayşegül Savaş

Editore: Feltrinelli

Anno: 2025

Pagine: 176

Genere e forma: romanzo contemporaneo

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Perché Gli antropologi mi ha colpita

Quello che mi ha colpita subito è stata la prosa: piana, precisa, mai emotiva in eccesso. Savaş ha una scrittura che definirei quasi etnografica. Come Asya, che osserva la vita del parco e le abitudini dei vicini, anche noi lettori ci ritroviamo a osservare, pagina dopo pagina, gesti minuscoli che insieme disegnano il profilo di una relazione in trasformazione.

La lingua è centrale, anche nel contenuto. Asya e Manu non condividono la stessa lingua madre, ma hanno creato un loro codice. La distanza linguistica si affianca a quella geografica, ma è una distanza che si può colmare. Più difficile è trovare un luogo da chiamare casa, perché il romanzo ruota tutto intorno a questa domanda implicita: cosa ci rende parte di un posto? E quanto pesa non esserlo?

Alcuni dei momenti più forti sono quelli che descrivono le videochiamate con le famiglie d’origine: c’è un senso di colpa sordo, un bisogno di rassicurare chi è rimasto, senza sapere bene come farlo. C’è l’anziana vicina, Tereza, la cui memoria si affievolisce con l’età. C’è Ravi, amico e presenza lieve ma importante. Tutti personaggi che non rubano mai la scena, ma che servono a costruire quel senso di spaesamento continuo che pervade tutto il libro.

Il mio giudizio critico

Credo che Gli antropologi non sia un libro per tutti e lo dico senza snobismo. Chi cerca una trama solida, un intreccio pieno di colpi di scena, forse rimarrà deluso. Ma chi apprezza i romanzi che vivono nei silenzi, nei dettagli, nelle mezze frasi che dicono più delle dichiarazioni urlate, troverà qui una piccola gemma. Io l’ho trovato struggente e insieme quieto. Un romanzo che non alza mai la voce, ma che ti resta in testa per giorni.

È un libro che invita a rallentare, a osservare, a prendere misure di uno spazio interiore in continuo cambiamento. Parla di coppie, di case, di città senza nome. Ma soprattutto parla della voglia di sentirsi parte, anche quando non si sa bene di cosa.

E in un mondo così frenetico, un libro che ti chiede di godere del qui e ora, per me, vale già tantissimo.

La voce di Ayşegül Savaş nel panorama contemporaneo

Leggendo Ayşegül Savaş non ho potuto non pensare a Rachel Cusk, soprattutto alla sua trilogia dell’Outline. Come Cusk, anche Savaş costruisce la narrazione attraverso l’osservazione più che attraverso l’azione. C’è qualcosa di documentaristico nel modo in cui ci racconta Asya, sembra quasi che la protagonista si stia raccontando a se stessa mentre guarda gli altri vivere. Allo stesso modo, mi ha ricordato Jhumpa Lahiri per il tema della distanza culturale e Sigrid Nunez per la sobrietà della prosa.

Ayşegül Savaş non è nuova a questo tipo di scrittura: chi ha letto i suoi romanzi precedenti, come Walking on the Ceiling o White on White, ritroverà la stessa attenzione al dettaglio, lo stesso ritmo meditativo. Ma qui va ancora più a fondo: Gli antropologi è un romanzo che si interroga sull’identità senza mai cercare una risposta definitiva. Ed è proprio questo che ho apprezzato di più.

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Storie in pausa

Valeria legge libro Venuto al mondo di Doris Lessing

SEO Copywriter e Social Media Manager, mi ritengo una lettrice appassionata. Ho creato Storie in pausa per raccontare il mio rapporto con i libri, quelli che aprono domande più che dare risposte. Quando non lavoro, faccio la mamma e leggo: perché le storie sono il mio modo per restare connessa al mondo e a me stessa.

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