Gentiluomo in mare: rencensione

Ci sono libri che si leggono d’un fiato e poi ci si chiede come sia possibile che siano rimasti invisibili per così tanto tempo. Gentiluomo in mare di Herbert Clyde Lewis è uno di questi. L’ho incontrato per caso, attratta dalla copertina elegante (tipica di Adelphi) e dal titolo che  suona come un ossimoro: si può essere un gentiluomo mentre si cade in mare? La risposta è sì ed è proprio in quella collisione tra il perbenismo borghese e la violenza della natura che si consuma tutta la forza narrativa di questo romanzo breve, sorprendentemente attuale nella sua sottile ironia e nel suo fondo esistenziale.

Leggendolo, ho avuto la sensazione di essere trascinata in un paradosso, un uomo solo in mezzo all’oceano che non grida, non si agita, non si dispera, riflette. È in questa quiete carica di tensione che si rivela l’arte di Lewis, un autore oggi quasi dimenticato eppure capace di costruire in 150 pagine un apologo sull’identità, la solitudine e le convenzioni sociali che continua a mordere anche oggi. 

Gentiluomo in mare

Titolo originale: Gentiluomo in mare

Autore: Herbert Clyde Lewis

Editore: Adelphi

Anno di pubblicazione: 2023 (prima edizione 1937)

Pagine: 152

Genere e forma: romanzo breve satirico-esistenziale

Acquista il libro

Sinossi di Gentiluomo in mare

Gentiluomo in mare racconta la vicenda di Henry Preston Standish, un agente di borsa di New York anni Trenta che, durante una crociera tra Honolulu e Panama, scivola accidentalmente fuori bordo. Standish è sposato e ha due figli, è un borghese perbene alla ricerca di un momento di sollievo dalla routine. 

Nell’attimo in cui cade in mare, emerge un ironico paradosso, il pudore e la compostezza tipici del suo essere gentiluomo gli impediscono di urlare aiuto. E così, mentre la nave prosegue senza accorgersi della sua assenza, Standish resta a galleggiare nell’oceano.

Nelle ore successive affiora la tragica ironia che Lewis delinea, con Standish protagonista di un’odissea minima e metafisica che dà vita a una riflessione sul vuoto esistenziale, la solitudine e il contrasto tra la piccola vita borghese e l’immensità della natura.

Le mie impressioni

Nella lettura di Gentiluomo in mare emerge subito uno sguardo ironico e implacabile sulla condizione umana. Uno dei momenti più rivelatori è quando Standish, in balia della propria coscienza, riconosce che «il decoro di un uomo era importante tanto quanto la sua vita», una frase che rivela il cortocircuito morale del protagonista: egli teme più di ogni cosa di violare le buone maniere, anche a costo di perdere la salvezza. 

Il gentiluomo di Lewis è talmente impietrito dalle convenzioni sociali da anteporre l’etichetta alla propria esistenza. Questa riflessione mi ha fatto pensare alla caratterizzazione kafkiana del personaggio borghese travolto da un destino assurdo: il tema del dovere formale che diventa trappola ricorda per certi aspetti Bartleby, lo scrivano di Hermann Melville, dove l’ostinazione nelle proprie regole conduce all’estremo. La differenza è che qui l’ottusità è descritta con delicatezza umoristica, mescolando il tragico e il comico in una vena da moderno apologo.

Dal punto di vista stilistico, Lewis adotta una prosa asciutta e lineare. Il romanzo è ricco di acuta ironia sulla società delle maschere. Lo svolgimento alterna sequenze di intensa introspezione a brani narrativi sulla ricerca della nave e sullo spaesamento di chi è rimasto a bordo. L’esito è di grande equilibrio narrativo e in appena dieci capitoletti l’autore mette in scena continue opposizioni (infinito/finito, sensato/assurdo, comico/tragico) senza privilegiare un polo. 

A proposito di stile, colpisce come la scrittura fonda pensiero e corporeità: in un passaggio Standish riflette che 

la mente era un gingillo del corpo; le idee funzionavano soltanto finché il corpo…piegava la mente al proprio volere 

Questa immagine potente descrive la consapevolezza che, al momento della morte, perfino l’intelletto soccombe alla forza degli istinti e del dolore fisico. È un esempio di come Lewis fonda filosofia esistenziale e pathos concreto, senza cedere a banalizzazioni.

Pur breve, il romanzo si intreccia con la grande tradizione della letteratura dell’assurdo e del modernismo. Da un lato richiama Kafka nella caduta improvvisa dell’eroe dalla normalità quotidiana e nella tensione tra individuo e macchina sociale; dall’altro evoca Melville (e il racconto di mare) nel senso di vuoto e abisso. Lo spirito dell’opera ricorda certi romanzi esistenzialisti, in cui un uomo comune si confronta con l’irrazionale (si pensi alle situazioni di Camus o alle intemperie interiori di Hemingway). In generale Gentiluomo in mare sembra un piccolo fratello perduto del modernismo anglo-americano, con quel suo tono paradossale e profondamente umano. Penso anche ad autori come Gabriel García Márquez o Italo Svevo (come La coscienza di Zeno) per il modo in cui la scrittura si presta a un’indagine psicologica allo specchio.

Leave a reply

Storie in pausa

Valeria legge libro Venuto al mondo di Doris Lessing

SEO Copywriter e Social Media Manager, mi ritengo una lettrice appassionata. Ho creato Storie in pausa per raccontare il mio rapporto con i libri, quelli che aprono domande più che dare risposte. Quando non lavoro, faccio la mamma e leggo: perché le storie sono il mio modo per restare connessa al mondo e a me stessa.

Restiamo in contatto
  • Facebook16
  • LinkedIn920
  • Instagram175
  • Tiktok235
Loading Next Post...
Più ispirazioni? Seguimi!
Search
Articoli più popolari
Loading

Signing-in 3 seconds...

Signing-up 3 seconds...