
A marzo ho letto 5 libri e, solo alla fine del mese, quando ho fatto il punto sulle letture, mi sono accorta che erano stati scritti tutti da donne. Non era un piano, non c’era nessuna intenzione curatoriale dietro, è andata così e l’ho trovato bello da notare.
Le voci che mi hanno fatto compagnia sono molto diverse tra loro, per stile, per provenienza, per l’impegno che chiedono a chi legge. Alcune autrici le conoscevo già, una l’ho incontrata di persona, una l’ho riletta per la seconda volta.
Ecco, in ordine, quello che ho letto.
Meglio così è il romanzo con cui Amélie Nothomb si è presentata nel 2026 al pubblico italiano. Come spesso accade con i suoi libri, si tratta di un testo breve e denso, capace di girare intorno a una domanda apparentemente semplice fino a svuotarla e riempirla di nuovo. In questo caso al centro c’è il tema della resa, del lasciare andare, del decidere che qualcosa è abbastanza. Una lettura rapida per numero di pagine, ma lenta nel senso di quello che resta.
Ho avuto la possibilità di conoscere l’autrice di persona al Festival Caserta – La città delle donne e ascoltarla dal vivo è stato molto utile perché ha aggiunto informazioni utili per la comprensione del testo.
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Ho letto Metafisica dei tubi subito dopo Meglio così, è uno dei romanzi più conosciuti dell’autrice e racconta i suoi primi anni di vita attraverso una voce narrante che la paragona a un tubo: passiva, inerte, senza desideri. Poi arriva il cioccolato e con lui la scoperta del mondo.
È un libro sulla nascita della coscienza, nel momento in cui si comincia a volere qualcosa, scritto con quella precisione tagliente che rende la penna di Amélie Nothomb inconfondibile.
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Nel nome di un’altra è un romanzo che si muove sul confine tra fiction e autobiografia, o almeno questa è la sensazione che ha accompagnato la mia lettura. Una storia di identità, di sostituzione, di vite che si intrecciano in modi che sembrano impossibili finché non diventano inevitabili.
Quanto di quello che racconta sia vero e quanto inventato è una domanda che il libro non risponde mai del tutto e questo è esattamente il suo punto di forza.
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Negli ultimi mesi su Cime tempestose è stato detto di tutto, tra il film di Emerald Fennell e le infinite discussioni che ne sono seguite. Ho scelto di rileggere il romanzo lo stesso, senza aspettarmi di trovare qualcosa di diverso da quello che sapevo già e mi ha incantato come la prima volta.
Heathcliff e Catherine restano due figure che non si lasciano ridurre a nessuna categoria, né romantica né morale. Il paesaggio della brughiera entra nella prosa di Emily Brontë come se fosse un personaggio anche lui, un classico che non è diventato domestico con il tempo.
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L’ultima lettura di marzo è stata Penultimo desiderio, un libro davvero intenso. Paola Dell’Erba scrive con una densità che rallenta la lettura nel senso migliore possibile: ogni frase ha peso, ogni scelta lessicale sembra necessaria. Ne parleremo presto, con lo spazio che merita.
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