Cosa ho letto ad aprile 2026

Aprile è stato un mese strano, non nel senso romantico del termine, non quella stranezza lieve che a volte accompagna i cambi di stagione. È stato un mese complicato, pieno di cose che si sono messe di traverso e che hanno assorbito energie che di solito dedico alla lettura. Ci sono periodi così: non riesci a trovare il ritmo giusto, apri un libro e dopo tre pagine sei già da un’altra parte. Capita e ho imparato a non farci troppo caso.

Il risultato è che questo mese chiudo con soli 3 libri letti. Non è un numero di cui vergognarsi, anzi, in certi momenti finire anche un solo libro è già una vittoria. Però voglio essere onesta su come è andata, perché Storie in pausa nasce esattamente per questo, per raccontare la lettura anche quando è faticosa, anche quando non ci sei dentro completamente.

Detto questo, i tre libri che ho terminato meritano ogni parola. Uno era atteso, uno mi ha regalato una scoperta inaspettata e uno è arrivato come quei libri che non sai come fanno a non essere già considerati classici. Te li racconto brevemente qui, con il rimando alla recensione completa e al link per acquistarli.

Duramadre di Erica Cassano

Dopo il successo de La grande sete avevo messo Duramadre in lista quasi subito, ma con quella leggerezza distratta con cui a volte ci avviciniamo al secondo romanzo di un’autrice che ci è piaciuta: un po’ di curiosità, qualche aspettativa, e in fondo la paura che la magia non si ripeta. Be’, nel mio caso si è ripetuta, e a mio parere anche superata.

Duramadre è ambientato in un piccolo paese della Calabria che il boom economico sfiora appena. Celeste è una maestra quasi quarantenne che lascia Napoli per seguire Tonio, l’uomo che ha scelto. Arriva convinta di trovare un approdo e invece trova porte chiuse: il primo giorno di scuola la classe è vuota perché nessuna famiglia del paese vuole affidare i propri figli a una donna sola, venuta da fuori, che non rispetta i tempi previsti per le donne. In casa di Tonio va peggio, la suocera la sopporta a malapena, le cognate la escludono e persino lui, giorno dopo giorno, sembra allontanarsi.

Quello che mi ha convinto di questo romanzo più del precedente è proprio la figura di Celeste: è una protagonista incisiva, con una consistenza interiore che si sente in ogni scena. Non è eroica nel senso spettacolare del termine, ma ha quella resilienza concreta di chi ha passato la vita a cavarsela senza aspettarsi applausi. Erica Cassano sa raccontare le donne che resistono senza ridurle a simboli e questa è una qualità rara.

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La carità carnale di Monica Acito

Non conoscevo Giulia Di Marco e già questo mi è bastato per capire che avrei amato questo libro, perché una delle cose che mi emoziona di più nella narrativa è quando riesce a portarti dentro una storia vera che la storia ufficiale ha dimenticato, o preferito non ricordare.

Giulia Di Marco è stata una suora terziaria del Seicento napoletano, processata per eresia perché usava il proprio corpo come strumento di cura e di guarigione. Monica Acito prende questa figura e la intreccia con la storia di Marianeve, una ragazza dai capelli bianchi cresciuta nel Cilento, tra le Gole del Calore, figlia adorata di un padre che si spezza la schiena in bottega per darle un futuro. Marianeve scopre da bambina di avere un dono strano, nascosto in un punto segreto di sé, e questo dono la porterà a Napoli, dove dal passato le verrà incontro proprio la figura di Giulia.

Monica Acito scrive in modo barocco, immaginifico, con una lingua che a tratti sembra evocare Anna Maria Ortese e Elsa Morante senza copiarle. Non è una lettura facile nel senso della leggerezza, ma è una lettura densa nel senso buono, fa pensare a lungo al rapporto tra corpo femminile, miracolo e potere e alla ferocia riservata alle donne che eccedono la misura concessa.

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Amore d’inverno di Han Suyin

Questo è il libro proprio non me l’aspettavo. Lo devo a Storie Effimere, una piccola casa editrice che ha il dono di riportare alla luce titoli dimenticati e di farlo con quella cura editoriale che si sente subito, dalla copertina al modo in cui è scritto il risvolto. Amore d’inverno è del 1962, scritto da Han Suyin e in Italia non si trovava più da decenni.

Siamo nella Londra del 1944: aerei nel cielo plumbeo, finestre oscurate dal blackout, una città che sopravvive a se stessa. Bettina, studentessa di Zoologia soprannominata Red per i capelli, incontra Mara, una compagna di corso più grande, elegante e sposata. Quello che nasce tra loro diventa presto una storia d’amore clandestina e travolgente, ma è Red stessa a sabotarla, prigioniera di quell’omofobia interiorizzata che non sa nemmeno di avere.L’ho trovato straordinariamente moderno, non tanto per i temi in sé, ma per il modo in cui l’autrice tratta il meccanismo dell’autoinganno, quella voce interna che ti convince che distruggere una cosa bellissima sia l’unica scelta sensata. È scritto in modo asciutto, quasi clinico, eppure brucia, non ha il lieto fine, e questa è forse la sua forza più grande.

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Storie in pausa

Valeria legge libro Venuto al mondo di Doris Lessing

SEO Copywriter e Social Media Manager, mi ritengo una lettrice appassionata. Ho creato Storie in pausa per raccontare il mio rapporto con i libri, quelli che aprono domande più che dare risposte. Quando non lavoro, faccio la mamma e leggo: perché le storie sono il mio modo per restare connessa al mondo e a me stessa.

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