
Ad aprile le librerie si riempiono, come sempre, escono centinaia di titoli nuovi e orientarsi non è mai semplice. Quelli che trovate qui non sono una mappa esaustiva di quello che pubblica il mercato questo mese, sono 5 libri in uscita che hanno incrociato i miei gusti di lettura e che ho scelto perché mi sembravano capaci di parlare di memoria, coraggio, silenzio. Li trovate in ordine di uscita.
Rossana Dedola racconta le vite di nove donne che resistettero al fascismo usando la cultura come arma: Alessandrina Ravizza, Anna Kuliscioff, Fausta Cialente, Lalla Romano, Alba de Céspedes, Joyce Lussu, Elsa Morante, Elsa de’ Giorgi, Natalia Ginzburg. Nove figure che il regime voleva relegare al silenzio domestico e che invece scelsero la letteratura, il teatro, la radio clandestina, la lotta armata. L’autrice ricostruisce le loro esistenze attraverso lettere, diari e analisi critiche, restituendo alla memoria collettiva storie che la storia ufficiale ha spesso marginalizzato.
Il coraggio di essere libere non è un saggio celebrativo, è un libro che racconta la tensione vera di chi ha vissuto la persecuzione, la paura, la clandestinità, il conflitto tra desideri personali e necessità storiche. Rossana Dedola è psicoanalista oltre che studiosa di biografie femminili e si vede: le sue protagoniste non sono eroine monodimensionali, restano donne intere, contraddittorie, umane. Un libro perfetto per chi cerca storie che riportano alla luce voci dimenticate senza ridurle a icone.

Cassandra, figlia di Priamo, attende la morte nelle prigioni di Micene. Da quella soglia, in un flusso di coscienza ininterrotto, ripercorre la sua vita: l’infanzia come figlia prediletta del re, la maledizione di Apollo, la scoperta di una comunità femminile alternativa sulle rive dello Scamandro, l’amicizia con l’ancella Marpessa, l’amore con Enea che non seguirà nella fuga. E poi la lenta trasformazione di Troia in regime totalitario, con i suoi meccanismi di controllo, di propaganda, di violenza normalizzata. Christa Wolf smonta il mito omerico pezzo per pezzo e restituisce la parola a chi non è mai stato ascoltato.
Questa edizione di E/O in uscita il 9 aprile è il primo volume di un progetto di ripubblicazione integrale dell’opera di Christa Wolf in vista del centenario della nascita dell’autrice nel 2029. Le copertine riprendono le illustrazioni originali degli anni Ottanta, nella traduzione storica e insostituibile di Anita Raja. Insieme a Cassandra esce anche Premesse a Cassandra, le quattro lezioni di Francoforte del 1982 in cui l’autrice racconta come è nato il romanzo.
Cassandra è uno di quei libri che cambiano il modo di leggere gli altri. Christa Wolf non racconta solo la guerra di Troia, ma ogni sistema di potere che ha bisogno di silenziare chi vede chiaramente. La veggenza di Cassandra, la sua maledizione, è la condizione di chi dice la verità in un mondo che preferisce non sentirla. Un testo politico e femminista scritto nel 1983 che non ha perso un grammo della sua forza.

Sardegna, subito dopo la guerra. Una bambina di nome Assunta viene abusata dal nonno paterno e a undici anni dà alla luce una figlia, dalla quale viene immediatamente separata. Da questo evento si dipanano due esistenze parallele, quella di Assunta, che mette un oceano tra sé e il passato prima di scegliere di tornare sull’isola; quello di Angelina, la figlia data in adozione, cresciuta con un vuoto dentro di sé che cerca per tutta la vita di riempire. Due voci che si interrogano, si sognano, si cercano, nel tentativo di dare forma a identità spezzate da una violenza consumata nel cuore della famiglia.
Ciriaco Offeddu ha già dimostrato con Istella mea, primo in classifica nella narrativa italiana per due settimane nel 2025, di saper tenere insieme realismo e scrittura visionaria. Angelina non è un libro di denuncia, ma il romanzo di due donne che attraversano il dolore con pazienza, consapevoli che forse nessun risarcimento è possibile e che forse neanche una redenzione lo è, ma che cercano ugualmente un senso più alto per le proprie vite.

Sedici racconti, tutti in prima persona, tutti con protagoniste femminili senza nome proprio perché ogni donna potrebbe essere chiunque. Slavenka Drakulić affronta i tabù che la società preferisce tenere fuori dalla conversazione: il congedo da una figlia adulta malata terminale, il corpo che smette di funzionare dopo anni di violenza psicologica, la paura inconfessabile di un bambino, il silenzio che si installa in un matrimonio che si sfalda lentamente, le passioni che fioriscono inaspettate in vecchiaia.
La traduzione è di Elvira Mujcic. Il libro è pubblicato nella collana Estensioni di Bottega Errante, editore udinese che pubblica l’autrice in Italia da anni.
Slavenka Drakulić nomina quello che di solito non si nomina: la fragilità, il decadimento, la vergogna, la solitudine delle situazioni difficili. Scrive senza sentimentalismi, senza cercare il conforto facile e i suoi racconti sono affilati e fanno quello che la buona letteratura dovrebbe fare, ovvero rendere meno soli chi legge.

Palermo, 1640. Una monaca carmelitana è rinchiusa nelle prigioni dell’Inquisizione e, per tenere a bada la paura sua e di un compagno di cella misterioso, comincia a raccontare la sua storia. Joanna De Austa ha avuto un’infanzia segnata dalla perdita del padre e da uno zio vescovo anticonformista che le ha trasmesso l’amore per i libri proibiti e per le lingue. Ha avuto un’amica cieca, Nucidda, che le ha insegnato un modo di vedere che non ha bisogno degli occhi e ha trasformato la cartiera di famiglia in una piccola casa editrice, facendovi lavorare i non vedenti e pubblicando i testi più scomodi dell’epoca, come il Don Chisciotte.
L’autrice ha rivelato che la storia che racconta è vera: Joanna De Austa fu una donna realmente esistita ad Augusta tra il 1580 e il 1650, la cui vicenda è emersa dai carteggi dell’Inquisizione.
Simona Lo Iacono ha già dimostrato con Virdimura, vincitore del Premio Vittorini nel 2024, di saper prendere una figura femminile dimenticata dall’archivio storico e restituirla alla letteratura senza tradirne la complessità. Joanna degli incanti segue la stessa strada, una storia di libri come atti di resistenza, di visione come forma di cura, di imprenditoria radicalmente fuori dal suo tempo.
