
Dove non mi hai portata è arrivato a casa mia nell’estate del 2023 grazie a mia madre, ne aveva sentito parlare durante la serata finale del Premio Strega 2023 dove il romanzo era finalista, rimanendo colpita dalla storia vera a cui è ispirato. Così, le regalai il libro di Maria Grazia Calandrone, consigliandomi di rimandarne la lettura, ero all’inizio della mia gravidanza e la vicenda, intensa e dolorosa, avrebbe potuto turbarmi.
Ho seguito il suo consiglio e ho aspettato, non appena mi sono sentita pronta, mi sono immersa in questa storia coinvolgente e toccante, scoprendo subito perché mia madre ne era rimasta affascinata.

Titolo: Dove non mi hai portata
Autore: Maria Grazia Calandrone
Editore: Einaudi
Anno di edizione: 2022
Pagine: 256
Genere: Romanzo autobiografico e di inchiesta
Dove non mi hai portata. Mia madre, un caso di cronaca racconta una vicenda autobiografica: nel 1965 una giovane madre, Lucia Galante, abbandona la sua bambina di otto mesi, Maria Grazia, su un prato di Villa Borghese a Roma, prima di compiere insieme al suo compagno un gesto estremo. La neonata abbandonata sarà poi adottata e diventerà la scrittrice Maria Grazia Calandrone, la quale, oltre cinquant’anni dopo, decide di indagare a fondo sulla storia dei suoi genitori biologici.
L’autrice si mette sulle tracce della madre Lucia e del padre Giuseppe, tornando nei luoghi dove non è potuta crescere e ricostruendo gli eventi che portarono a quella tragica decisione. Ne nasce il racconto di un’indagine personale: l’autrice setaccia archivi, articoli di cronaca dell’epoca e raccoglie testimonianze, nel tentativo di illuminare le motivazioni che spinsero Lucia a separarsi dalla sua bambina e a togliersi la vita.
È un’opera intima e insieme pubblica, in cui la storia privata si intreccia con la Storia d’Italia degli anni Sessanta: la scrittrice dipinge il ritratto di un’Italia rurale e profondamente patriarcale, nella quale i diritti delle donne erano quasi inesistenti. È proprio questa società coercitiva ad aver spinto una donna forte e vitale come Lucia in una trappola senza vie di fuga, fino all’esito più drammatico. Pur trattando temi molto dolorosi, il romanzo mantiene sempre una grande delicatezza e rispetto verso i suoi protagonisti, rendendo la lettura coinvolgente e carica di empatia senza mai scadere nel morboso.
Una delle frasi più toccanti del libro è quella in cui l’autrice sembra rivolgersi direttamente alla madre perduta:
…adesso scrivi, con le mani mie, la vita che hai già scritto col tuo sangue in me.
Questa citazione potentissima racchiude il senso profondo del romanzo: Maria Grazia dà voce a Lucia, continuando lei stessa quella vita e quella storia che la madre non ha potuto completare.
Stilisticamente, Calandrone adotta una prosa poetica, densa di immagini evocative e riflessioni intime, alternata però a un registro quasi giornalistico quando riporta fatti e dettagli dell’indagine. Si nota che l’autrice è anche poetessa di formazione, molte pagine hanno un ritmo lirico e un lessico ricercato, capace di elevare emotivamente la narrazione. All’inizio questo stile alto e a tratti aulico può spiazzare, abituati come siamo a una narrativa più asciutta, ma presto si rivela efficace nel dare intensità alla vicenda.
È come se il romanzo oscillasse tra due linguaggi, quello denotativo del reportage e quello connotativo della poesia, riuscendo a fonderli in un equilibrio originale. Calandrone scava nei dati concreti con rigore quasi investigativo ma al tempo stesso infonde nel racconto un calore umano e una partecipazione emotiva profondissima. Il risultato è una scrittura insieme lucidissima e profondamente emozionante, che cattura il lettore dalla prima all’ultima pagina. Personalmente ho apprezzato molto questa peculiarità stilistica, raramente mi era capitato di leggere un libro capace di unire in modo così armonioso la cronaca e la poesia.
Dal punto di vista emotivo, Dove non mi hai portata mi ha colpito e conquistato. La storia di Lucia, una madre che la società ha messo in un angolo, fino a privarla di ogni speranza, è coinvolgente e si avverte quanto fosse necessaria da raccontare per la scrittrice. Pur conoscendo in anticipo l’esito tragico degli eventi reali, ho letto il libro con il fiato sospeso, trascinata dall’urgenza di scoprire insieme all’autrice ogni tassello mancante.
Ho trovato la narrazione semplice e bella al tempo stesso: semplice perché onesta e diretta nel riportare i fatti, bella perché intrisa di quell’umanità e quella vera letteratura che toccano il cuore del lettore. Nonostante la vicenda sia molto triste, la lettura è stata per me una vera boccata d’aria fresca, soprattutto dopo tanti libri contemporanei che non mi davano più alcun piacere autentico. Dove non mi hai portata, invece, mi ha ricordato quanto la buona scrittura possa illuminare anche le storie più buie. Scritto come fosse un’inchiesta giornalistica e insieme una testimonianza personale intimissima, il libro è anche un potente affresco di un’epoca e di una società scomparse. La figura di Lucia, la madre scomparsa dell’autrice, emerge più viva che mai e, pagina dopo pagina, l’ho sentita prendere corpo e voce, grazie all’amore e alla tenacia con cui la figlia ne ricostruisce il destino.
In definitiva, il mio giudizio critico su Dove non mi hai portata è estremamente positivo: è un romanzo che unisce valore letterario e valore umano, capace di commuovere ma anche di far riflettere sul passato e sul presente.Consiglio vivamente la lettura a chiunque ami le storie vere raccontate con passione e intelligenza. È un libro che fa emozionare e pensare, che mantiene ciò che promette fin dal titolo, portare il lettore là dove la madre dell’autrice non ha potuto portare sua figlia, ovvero dentro una verità dolorosa ma illuminante.