
Thérèse Raquin è un romanzo ambientato nella Parigi di metà Ottocento, che mescola realismo crudo e tinte da romanzo nero. Protagonista è Thérèse, una giovane costretta a sposare l’inetto cugino Camille, con cui conduce un’esistenza monotona dietro il bancone di una piccola merceria in un passaggio del Pont-Neuf.
L’arrivo di Laurent, amico di Camille dal temperamento opposto, robusto, passionale e pigro, accende in Thérèse una passione fino ad allora repressa. I due intraprendono una relazione clandestina travolgente e, pur di vivere liberamente il loro amore, arrivano a decidere di sbarazzarsi del marito di lei simulando un incidente.
Dopo aver commesso il delitto la loro vita insieme si tramuta in un incubo fatto di rimorsi, sospetti e terrori notturni. Zola costruisce così una storia dal ritmo incalzante e dall’atmosfera cupa, in bilico fra il dramma psicologico e il romanzo gotico, senza però indulgere nel sovrannaturale: l’orrore nasce tutto dalla coscienza tormentata dei protagonisti. L’autore stesso descrisse la vicenda come un’analisi sanguigna e nervosa di due individui travolti dalle proprie passioni, uniti da un crimine che li lega indissolubilmente nella colpa.
Thérèse Raquin è un classico della letteratura e come tale alcuni dettagli della trama sono ben noti. In questa recensione eviterò comunque di svelare i colpi di scena finali, per lasciare intatto il piacere della lettura.

Titolo originale: Thérèse Raquin
Autore: Émile Zola
Editore: Einaudi (collana ET Classici)
Anno di edizione: 2022 (prima pubblicazione 1867)
Pagine: 228
Genere e forma: romanzo classico (Naturalismo francese)
Uno degli aspetti più potenti di Thérèse Raquin è la prosa vivida e incisiva di Zola, punteggiata da frasi memorabili che condensano il senso di condanna e disperazione dei personaggi.
Ad esempio, quando il narratore osserva che
quando il futuro è privo di speranze, il presente acquista un’ignobile amarezza
sta sintetizzando in poche parole la condizione esistenziale di Thérèse e Laurent dopo il loro atto criminoso. La scrittura di Zola non risparmia nulla al lettore: descrizioni dettagliate degli ambienti malsani e delle emozioni più oscure si alternano a passaggi di brutale onestà psicologica.
Un passaggio emblematico ritrae i due amanti nell’abisso del rimorso:
Conducevano la loro doppia esistenza. In ciascuno di loro c’erano come due esseri distinti: un essere nervoso e spaventato che tremava non appena scendeva la notte, e un essere intorpidito e smemorato, che respirava a suo agio solo a giorno fatto.
Attraverso queste citazioni emerge la duplicità che divora i protagonisti, calmi e impassibili alla luce del giorno, ma tormentati da allucinazioni e paure nel buio della notte e l’abilità di Zola nel vivisezionare l’animo umano con sguardo quasi scientifico.
Sono frasi che colpiscono il lettore moderno per la loro potenza evocativa e rimangono impresse a lungo dopo aver chiuso il libro.
Émile Zola fu uno dei capofila del Naturalismo francese e Thérèse Raquin rappresenta una pietra miliare di questo movimento. Pubblicato nel 1867, fu il primo vero successo di Zola e già contiene la sua poetica naturalista che verrà teorizzata pienamente qualche anno dopo nel saggio Il romanzo sperimentale (1880).
Alla sua uscita, l’opera suscitò scalpore: la critica dell’epoca la bollò come “letteratura putrida” a causa delle scene morbose e dell’adulterio sanguinoso narrato. Zola rispose nella prefazione alla seconda edizione rivendicando il valore scientifico del suo lavoro: il romanzo, spiegò, è uno studio sui temperamenti umani, un’analisi clinica di come l’istinto e l’ambiente possano influenzare in modo determinante il comportamento.
Questa impostazione, che mescola letteratura e metodo scientifico, inserisce Thérèse Raquin a pieno titolo nel canone naturalista accanto alle opere di Henry Murger, Edmond e Jules de Goncourt e altri autori francesi dell’epoca. Inoltre, la sua influenza travalicò i confini nazionali: in Italia, ad esempio, Giovanni Verga e i veristi guardarono a Zola come a un modello, traendo ispirazione dal suo approccio crudo e anti-romantico alla realtà.
Dal punto di vista tematico, Zola attinge alla tradizione del romanzo realista e del feuilleton nero: in molti hanno rilevato echi di Madame Bovary di Flaubert nella figura di Thérèse, un’altra giovane donna intrappolata in un matrimonio di convenienza e spinta all’adulterio per ribellione alla vita di provincia. A differenza di Emma Bovary, che sognava l’evasione nei lussi e nelle fantasie romantiche, Thérèse incarna pulsioni più primordiali e una “animalità repressa” che esplode in violenza.
Si possono cogliere parallelismi anche con personaggi della letteratura francese coeva: è stato notato ad esempio che Thérèse e Laurent somigliano, per spietatezza e immoralità, ai coniugi Thénardier dipinti da Victor Hugo ne I Miserabili. La grande differenza è nel trattamento del rimorso: i protagonisti zolaiani, dopo il delitto, vengono progressivamente annientati dal senso di colpa, inseguìti dallo spettro di Camille, come da un fantasma psicologico, mentre i Thénardier di Hugo restano impunemente malvagi. In questo risiede la modernità di Thérèse Raquin: Zola porta alla luce le conseguenze interiori dell’azione malvagia, precorrendo in un certo senso il romanzo psicologico e ponendo le basi per i futuri sviluppi del thriller e del noir centrati sulla psiche criminale.
A oltre 150 anni dalla sua prima pubblicazione, Thérèse Raquin conserva intatta la sua forza dirompente. Il romanzo colpisce il lettore moderno per la temerarietà con cui affronta temi scomodi (l’adulterio, l’omicidio, la malattia mentale) e per la visceralità delle sue descrizioni. Zola non edulcora la realtà: la sua penna indugia sui dettagli macabri, celebre il capitolo ambientato alla Morgue di Parigi, con i cadaveri esposti al pubblico, e sulle tinte fosche dell’animo umano, senza mai scivolare nel moralismo. Questa spietatezza narrativa fece scandalo nell’Ottocento, ma oggi appare come il tratto distintivo di un classico che ha precorso i tempi.
Il lettore odierno potrebbe trovare Thérèse Raquin meno scioccante di quanto lo fosse per i vittoriani, abituato com’è a temi crime e psicologici nella fiction contemporanea. Tuttavia, la grandezza del romanzo sta nella profondità dell’analisi psicologica e nella costruzione implacabile della tensione: pagina dopo pagina, Zola trascina il pubblico in un vortice di angoscia e attesa, quasi un thriller ante litteram. La critica ha riconosciuto il valore letterario dell’opera, tanto che Oscar Wilde definì Thérèse Raquin capolavoro dell’orrido, sottolineando come l’autore avesse saputo creare qualcosa di unico nel suo genere.
Anche i lettori comuni continuano ad apprezzarla: più di un secolo dopo, il romanzo viene considerato un classico intramontabile, ricco di emozioni e di suspense, capace di mantenere dall’inizio alla fine una straordinaria intensità narrativa.
In conclusione, consiglio vivamente la lettura di Thérèse Raquin: è un viaggio nei recessi più oscuri dell’animo umano che, grazie alla maestria stilistica di Émile Zola, riesce ancora oggi a inquietare, commuovere e far riflettere sulle conseguenze estreme del desiderio e della colpa. Un romanzo d’altri tempi che parla con voce sorprendentemente attuale alle nostre paure e passioni più profonde.