Le perfezioni di Vincenzo Latronico

Ho aspettato a lungo di leggere Le perfezioni di Vincenzo Latronico, l’avevo messo in lista dopo aver letto (e amato) Gli Antropologi di Ayşegül Savaş, un romanzo su una coppia di expat che si muove in una grande città senza nome cercando radici e un senso di appartenenza. 

In molti avevano riscontrato analogie tra le due opere, stessa atmosfera, stessa classe creativa in deriva. Spoiler: non è proprio così e il fatto che me lo aspettassi così tanto ha forse contribuito alla mia delusione.

copertina libro le perfezioni di vincenzo latronico

Titolo: Le perfezioni

Autore: Vincenzo Latronico

Editore: Bompiani

Anno: 2022

Pagine: 144

Genere: Romanzo

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Di cosa parla Le perfezioni

Anna e Tom sono italiani, giovani, creativi, freelance. Vivono a Berlino (Neukölln per la precisione) in un appartamento con il parquet a doghe larghe, la poltrona dall’aria scandinava, le piante a foglie grandi. Lui fa il web developer, lei è  una brand strategist. Vivono la vita che ci si aspetta da persone come loro: mercato biologico, caffè monorigine, aperitivi nei bar giusti, abbonamenti agli streaming giusti, opinioni politiche progressiste di superficie. 

Le perfezioni di Vincenzo Latronico è la storia di una bolla, di come si costruisce, di come si consuma, di come ci si ritrova a viverci dentro senza capire bene quando è diventata una prigione.

La struttura del romanzo è elegante quanto il contenuto: quattro sezioni con i nomi dei tempi verbali (Presente, Imperfetto, Remoto, Futuro), nessun dialogo (zero, nemmeno una riga) e una voce narrante distaccata che osserva i protagonisti come un antropologo osserva una tribù. Il modello dichiarato è Georges Perec, Le cose (1965), anche lì c’era una coppia, anche lì c’erano gli oggetti come specchio di un’epoca, anche lì il conformismo di una classe sociale raccontato attraverso i suoi gusti. Solo che siamo nel 2022 (anno di pubblicazione del libro) e gli oggetti sono diventati immagini.

Cosa funziona davvero

Vincenzo Latronico sa fare una cosa che pochi sanno fare: descrivere il conformismo senza essere condiscendente. Non ride di Anna e Tom, nè li giudica, si limita a osservarli con una precisione quasi scientifica e quella precisione fa malissimo proprio perché ti riconosci. 

Non sempre la realtà era fedele alle immagini

è il cuore di tutto, vivere il presente significa passare ore a domare la realtà finché non assomiglia alla sua versione fotografabile. L’autore lo mostra ma non lo spiega e in questo è davvero molto bravo.

La coppia è descritta con una precisione chirurgica, il modo in cui si amano senza quasi mai saperlo dire, il modo in cui condividono un’estetica prima ancora di condividere una vita. Il privilegio è raccontato senza scuse ma anche senza accanimento e la gentrificazione, «un crimine di cui solo i colpevoli conoscono il nome», arriva con la leggerezza di una battuta e pesa come un macigno.

Stilisticamente, il romanzo è notevole, la prosa è compatta, calibrata, essenziale. Gli elenchi di oggetti, marchi, abitudini che tornano spesso come un ritornello, replicano sulla pagina la logica del feed e questo non è un dettaglio secondario, ma una scelta formale di grande intelligenza.

Le perfezioni, dove mi ha perso

Eppure, finito il libro, mi sono sentita un po’ a mani vuote. Ecco il problema e lo dico con affetto: Le perfezioni è un libro perfetto per essere citato, ogni due pagine c’è una frase che potresti incollare in una storia Instagram, mandare in un messaggio a un’amica, scrivere nella bio. È sociologia in forma di prosa, ma dopo un po’ l’autocommiserazione compiaciuta stanca. Anna e Tom sanno esattamente cosa sono e non cambiano e la lucidità del narratore su di loro non si traduce in nessuna forza narrativa che ti trascini avanti.

È un libro che funziona come meme più che come romanzo e questo è un problema sottile ma reale, perché il meme funziona per riconoscimento immediato, ti colpisce, ti rispecchia, poi passa. La narrativa dovrebbe fare di più: disturbarti, spiazzarti, lasciarti qualcosa che non sapevi di cercare. Vincenzo Latronico descrive benissimo la superficie, ma la superficie rimane tale.

Il confronto con Gli Antropologi di Ayşegül Savaş mi ha fatto capire la differenza. Savaş lascia più spazio all’ambiguità, al non detto, alla fragilità emotiva, i suoi personaggi cercano qualcosa senza trovarlo e quella ricerca ha un peso specifico. Anna e Tom, invece, sembrano già sapere tutto di sé stessi e la consapevolezza, portata fino in fondo, può essere anestetizzante.

Nononstante tutto, Le perfezioni è un romanzo intelligente, formalmente rigoroso, culturalmente acuto. Vincenzo Latronico conosce bene la sua generazione – forse perché ci vive dentro – e la racconta con una lucidità che la critica internazionale, dal New Yorker al Financial Times, ha giustamente premiato. Non è un libro da non leggere, è un libro da leggere sapendo cosa è e cioè un ritratto di gruppo eccellente, non un romanzo che ti cambia.

Io lo avevo scelto sperando di trovare quello che avevo trovato in Ayşegül Savaş, non è successo, e mi dispiace davvero, però so già che alcune frasi me le porterò dietro e, forse, nel suo genere, è sufficiente.

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Storie in pausa

Valeria legge libro Venuto al mondo di Doris Lessing

SEO Copywriter e Social Media Manager, mi ritengo una lettrice appassionata. Ho creato Storie in pausa per raccontare il mio rapporto con i libri, quelli che aprono domande più che dare risposte. Quando non lavoro, faccio la mamma e leggo: perché le storie sono il mio modo per restare connessa al mondo e a me stessa.

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