Recensione Vengo io da te di Rebecca Kauffman

Rebecca Kauffman, autrice americana già apprezzata per romanzi come La casa dei Gunner e La famiglia Shaw, torna a esplorare le dinamiche dei legami famigliari con Vengo io da te

Sinossi

Al centro della storia troviamo Paul e Corinne, una giovane coppia di sposi che ha appena scoperto di aspettare una bambina e, attorno a loro, orbitano i rispettivi familiari, ciascuno con le proprie vicissitudini: Ellen, la madre di Paul, cerca di superare il trauma di un divorzio improvviso; Janet, la madre di Corinne, rifiuta di accettare il declino della salute del marito; Rob, il fratello di Corinne, è un padre affettuoso ma anche un bugiardo cronico segnato da un matrimonio fallito.

Il romanzo segue i protagonisti nel corso di un intero anno, il 1995, suddividendo la narrazione in dodici capitoli, uno per ogni mese, e adottando di volta in volta il punto di vista di ognuno. Mese dopo mese, si compone così un affresco corale di relazioni familiari: nuovi incontri, segreti e omissioni, paure e speranze, momenti di tenerezza e tensioni irrisolte tessono un mosaico narrativo ricco e sfaccettato. 

Pur evitando svolte sensazionali o eventi eccezionali, la vicenda dimostra come anche un anno apparentemente normale, se ben raccontato, possa diventare un romanzo perfetto e appassionante. La quotidianità domestica, dalle gioie per la nascita imminente di una figlia alle preoccupazioni per la malattia di un genitore, viene elevata a materia letteraria universale in cui è impossibile non sentirsi a casa.

Titolo originale: I’ll Come to You (tradotto in italiano come Vengo io da te)

Autore: Rebecca Kauffman

Editore: Edizioni SUR

Anno di pubblicazione: 2025

Pagine: 220

Genere: romanzo famigliare (corale)

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La mia recensione

Uno degli aspetti notevoli di Vengo io da te è la presenza di passaggi molto incisivi, piccole verità espresse con frasi memorabili che rivelano la profondità dei personaggi. Ad esempio, a un certo punto uno dei protagonisti riflette su se stesso ammettendo: 

Non sempre mi sento me stesso. Non ho vissuto una vita degna di nota. La grande maggioranza delle cose che ho pensato non l’ho detta ad alta voce. 

Parole semplici e disarmanti come queste mettono a nudo l’interiorità dei personaggi, dandoci un assaggio dello stile diretto e spietato dell’autrice nel portare alla luce ciò che spesso rimane nascosto.

In un altro passaggio, Rebecca Kauffman invita a riflettere sulla difficoltà di comunicare pienamente i propri sentimenti: 

avrebbe potuto cercare di descrivere la distanza tra ciò che provava e le parole a sua disposizione per comunicarlo – e non sarebbe comunque stata la verità completa o esatta. Ci sarebbero sempre state fenditure e crepe. 

Questa citazione racchiude alla perfezione uno dei temi del libro, ovvero i silenzi e le incomprensioni che si annidano nelle relazioni. Kauffman dissemina il romanzo di osservazioni del genere, piccole gemme di prosa che illuminano la pagina e inducono il lettore a soffermarsi, a riconoscere magari frammenti della propria esperienza nelle vite dei protagonisti.

Il romanzo familiare corale ha una lunga tradizione nella letteratura, in particolare in quella americana e Vengo io da te si inserisce con naturalezza in questo solco. Per costruzione e tematiche, il libro richiama i grandi affreschi domestici della narrativa del Novecento, dove la quotidianità e i legami di sangue diventano specchio di dinamiche universali. 

Viene in mente la sensibilità di autori come Anne Tyler, ma anche la schiettezza con cui Jonathan Franzen disseziona le imperfezioni della famiglia borghese americana. Rebecca Kauffman raccoglie questa eredità e la reinterpreta con la propria voce: la sua prosa empatica e attenta ai dettagli dell’animo umano aggiorna il canone del romanzo familiare, ponendosi in dialogo con quei predecessori illustri senza mai scimmiottarli. La scelta di ambientare la vicenda a metà anni Novanta, un periodo ormai storicizzato ma non troppo lontano, dona inoltre un velo di nostalgia e autenticità, evitando le distrazioni dell’era digitale e concentrandosi sui rapporti interpersonali in una dimensione quasi analogica.

Si tratta dunque di un’opera che, pur nella sua originalità, mostra un chiaro legame con la tradizione del genere: la famiglia come microcosmo narrativo, luogo di conflitti sotterranei e affetti imperfetti, dal quale emergono verità universali.

Dal punto di vista critico, Vengo io da te è un romanzo che convince e coinvolge profondamente. La scrittura di Rebecca Kauffman è, al contempo, delicata e implacabile, capace di grande empatia ma anche di esporre le verità più scomode senza filtri. Più voci autorevoli hanno sottolineato la sua bravura nel mettere a nudo gli angoli bui dell’animo dei personaggi e, in effetti, leggendo ci si sorprende di quanto autentici e tridimensionali appaiano Paul, Corinne e gli altri membri di questa famiglia. 

L’autrice adotta un registro realistico, privo di artifici melodrammatici, eppure riesce a costruire una tensione emotiva sottile che attraversa tutto il libro. Pur non essendoci colpi di scena clamorosi, l’attenzione ai dettagli quotidiani, uno sguardo mancato, una parola taciuta, un gesto di premura, crea una trama di sottotesto che trattiene il lettore. È uno di quei libri in cui non ci sono grandi avvenimenti nella trama ma succede tanto, perché i personaggi cambiano, crescono, si scontrano e si ritrovano nel corso dell’anno narrato. Proprio questa scelta anti-sensazionalistica rende Vengo io da te un’esperienza di lettura peculiare: richiede un tempo lento, di immersione, ma ripaga con una comprensione più profonda dei personaggi e, per riflesso, di noi stessi.

Un altro merito del romanzo è la sua onestà emotiva. Rebecca Kauffman tratta temi delicati, la paura di perdere un figlio in arrivo, la solitudine dopo la fine di un matrimonio, il confronto con la malattia e la vecchiaia, con sincerità e senza retorica. In particolare, la rappresentazione dell’ansia iniziale di Corinne riguardo alla propria gravidanza, il terrore, nei primi mesi, di poter perdere la bambina, è resa con tale realismo da risultare palpabile e condivisibile. È una sensazione che molte donne in attesa conoscono bene e che chi scrive ha provato in prima persona, il che ha reso la lettura ancora più intensa e catartica. 

Su un piano più generale, Vengo io da te commuove senza mai cadere nel sentimentalismo facile: le emozioni emergono in modo naturale, tramite dialoghi credibili e scene di vita quotidiana in cui il non detto spesso pesa quanto le parole. Particolarmente significativo è un capitolo ambientato durante le festività natalizie, in cui anni di silenzi familiari esplodono in un confronto doloroso ma necessario. È uno snodo narrativo potente che mostra come l’amore tra parenti possa includere rancore e incomprensioni, e come a volte affrontare questi conflitti sia l’unica via per guarire antiche ferite.

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Storie in pausa

Valeria legge libro Venuto al mondo di Doris Lessing

SEO Copywriter e Social Media Manager, mi ritengo una lettrice appassionata. Ho creato Storie in pausa per raccontare il mio rapporto con i libri, quelli che aprono domande più che dare risposte. Quando non lavoro, faccio la mamma e leggo: perché le storie sono il mio modo per restare connessa al mondo e a me stessa.

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