Un amore di Dino Buzzati: recensione

È strano pensare che, quando uscì originariamente, Un amore di Dino Buzzati fosse considerato erotico e persino scandaloso. Il romanzo, infatti, rappresenta un caso unico nella produzione dello scrittore, una storia ambientata nella Milano dei primi anni Sessanta, incentrata sull’ossessione amorosa di un uomo maturo per una giovanissima donna. 

Sin dalle prime pagine Buzzati trascina il lettore in una vicenda intensa e psicologicamente complessa, capovolta rispetto alle sue opere più note. Nonostante lo stile narrativo limpido e la narrazione di stampo giornalistico, la materia trattata sorprese il pubblico dell’epoca, abituato ai suoi scenari fantastici e allegorici. Oggi Un amore viene riscoperto come un romanzo di grande modernità emotiva, capace di esplorare lucidamente il desiderio, la gelosia e la fragilità umana dietro la facciata rispettabile della borghesia milanese.

Titolo: Un amore

Autore: Dino Buzzati

Editore: Mondadori

Pagine: 288

Anno di pubblicazione: 2024 (prima ed. originale 1963)

Genere e forma: romanzo erotico, narrativa psicologica

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Un amore di Dino Buzzati: il contenuto in sintesi

La vicenda di Un amore si svolge nella Milano del boom economico, tra i caffè del centro e i quartieri popolari, con atmosfere urbane ben riconoscibili. Il protagonista Antonio Dorigo è un architetto 49enne affermato, uomo colto e di buone maniere, che però non ha mai avuto una relazione sentimentale vera

Da sempre impacciato con l’altro sesso, Antonio ha trovato rifugio in amori mercenari, frequentando saltuariamente la casa di appuntamenti di una certa signora Ermelina. Proprio lì incontra Adelaide, una ragazza di appena diciotto anni che di giorno fa la ballerina presso il teatro La Scala e la sera si concede come escort per necessità. 

La giovane Laide non è particolarmente bella né raffinata, ma possiede un misto di sfrontatezza cinica e innocente gioventù che colpisce Antonio al cuore. Da quell’incontro fortuito nasce un’attrazione imprevista e il maturo professionista perde completamente la testa per la ragazza, iniziando una relazione tormentata fatta di incontri fugaci, attese logoranti e bugie consolatorie.

Dorigo presto diventa ossessionato da Laide e la differenza di età, lui prossimo ai cinquanta, lei appena adulta, e di status sociale alimenta le sue insicurezze e gelosie. Da sempre uomo razionale e abituato al controllo, si scopre vulnerabile e disposto a tutto pur di compiacere la ragazza: accetta le sue giustificazioni inverosimili, la perdona a ogni sgarbo, la colma di regali e attenzioni nella speranza di tenerla legata a sé. 

In parallelo, Laide si dimostra sfuggente e imprevedibile, ora tenera e bisognosa, ora fredda e manipolatrice, sfidando continuamente le aspettative del suo amante. Sullo sfondo, la Milano benestante e mondana fa da specchio al contrasto tra la rispettabilità di facciata di Antonio e il mondo ai margini rappresentato dalla giovane, una città ritratta in un preciso momento storico e al contempo simbolo universale di una Babele contemporanea.

Lo stile di Buzzati in Un amore colpisce per la chiarezza tagliente e la profondità psicologica con cui descrive sentimenti ed emozioni. Numerose frasi e passaggi del libro vengono spesso citati per la loro efficacia nel rendere il vortice interiore di Antonio Dorigo. 

Ad esempio, in un momento cruciale, Buzzati scrive:

Eppure anche a cinquant’anni si può essere bambini, esattamente deboli, smarriti e spaventati come il bambino che si è perso nel buio della selva. […] L’amore! Prigioniero di un amore falso e sbagliato, il cervello non è più suo, c’era entrata Laide e lo succhiava.

In queste righe disperate, tratte dagli sfoghi interiori del protagonista, è evidente la condizione a cui Antonio è ridotto, è un uomo maturo regredito alla vulnerabilità infantile, completamente in balìa della passione. 

Un altro passo significativo sottolinea la morbosità del desiderio di Dorigo di fronte all’idea della prostituzione:

All’idea che una giovanetta di diciott’anni, per guadagnare quindicimila lire, andasse a letto, senza preamboli, con un uomo mai visto né conosciuto, e si lasciasse godere l’intero corpo […], da questo pensiero aspro e dolente nasceva però il desiderio.

Qui, invece, Buzzati dipinge con crudezza la molla psicologica che scatta nel protagonista, la consapevolezza del degrado morale innesca paradossalmente la sua attrazione, mescolando vergogna e bramosia. Le lunghe frasi incalzanti, quasi senza respiro, riflettono lo stato d’ansia e l’ossessione crescente del protagonista. Attraverso queste citazioni emerge tutta la forza narrativa di Un amore, capace di coinvolgere il lettore nel tormento amoroso di Antonio riga dopo riga.

Giudizio critico

Dal punto di vista critico, Un amore è un romanzo straordinario che segna un distacco netto rispetto alle altre opere di Buzzati. Conosciuto per mondi fantastici e allegorici (Il deserto dei Tartari su tutti), qui sorprende con una storia realistica e terrena, carica di eros e sofferenza. Il risultato è un libro di grande intensità emotiva, in cui l’autore dimostra una straordinaria capacità di portare il lettore dentro la mente del protagonista

Antonio Dorigo è delineato con tale autenticità che, pagina dopo pagina, il lettore finisce invischiato nel suo vortice emotivo, condividendone l’angoscia e arrivando perfino a comprenderne, se non giustificarne, i comportamenti irrazionali. È merito di Buzzati se riusciamo a credere possibile che un uomo maturo, equilibrato e affermato venga travolto dalla passione fino a perdere la dignità e il senno, la sua penna rende questo processo psicologico credibile e umano, evitando il mero moralismo.

In questo senso Un amore riesce a suscitare nel pubblico sentimenti contrastanti: da un lato pena e compassione infinite per Dorigo, un uomo che soffre e si umilia per amore, accecato da un sentimento unilaterale; dall’altro un senso di sottile ironia tragica, poiché la situazione è in fondo “ridicola, stolta e rovinosa” (come la definisce lo stesso Buzzati) e il protagonista è consapevole di essere caduto in una trappola da imbecille. 

La duplice natura del romanzo, a metà tra dramma passionale e analisi quasi clinica di una dipendenza affettiva, lo rende un unicum affascinante. Un amore è imperdibile per chi vuole esplorare i lati più oscuri e fragili dell’animo umano di fronte all’amore non corrisposto. 

Pur narrando una vicenda personale, tocca corde universali: la paura della solitudine, l’illusione di possedere l’altro, la differenza tra amore autentico e bisogno e la giovane Laide incarna una femminilità sfuggente e capricciosa, che mette a nudo l’impotenza di un certo maschio borghese incapace di instaurare un rapporto alla pari. 

In filigrana Buzzati sembra suggerire una critica sociale sottile: Antonio rappresenta l’uomo benestante abituato ad avere tutto tranne l’amore, Laide la creatura libera che sfugge a ogni suo tentativo di controllo. Proprio in questo aspetto la giovane risulta un personaggio sorprendente, apparentemente fragile e manipolabile in quanto ragazza prezzolata, si rivela invece padrona di sé, femminista ante litteram senza volerlo, nel suo rifiuto di sottomettersi alle regole del gioco maschile.

In definitiva, il giudizio critico su Un amore non può che essere molto positivo: Dino Buzzati ha saputo creare un romanzo psicologico di rara lucidità, che ancora oggi colpisce per la modernità con cui tratteggia dinamiche di genere e dipendenze affettive. 

La prosa è asciutta ma evocativa, arricchita da simbolismi sotterranei (la Milano fredda e tentacolare come labirinto di menzogna in cui si perde l’amore) e da una sottile vena di compassione per i suoi personaggi. Si potrebbe solo eccepire che alcune situazioni risultano figlie del loro tempo (la divisione netta tra uomo rispettabile e ragazza perduta appartiene alla mentalità degli anni Sessanta), ma la forza emotiva della narrazione supera le barriere temporali. 

Un amore è un romanzo che pone domande profonde sul significato dell’amore e sul bisogno di essere amati, senza offrire facili risposte e, per questo, lascia nel lettore un’impressione duratura.

I canoni di riferimento di Un amore

All’uscita di Un amore nel 1963 molti rimasero spiazzati, la critica parlò addirittura di un tradimento da parte di Buzzati, che osava allontanarsi dai suoi temi consueti per addentrarsi in un realismo borghese intriso di erotismo. 

In realtà l’opera si inserisce a pieno titolo nella tradizione del romanzo psicologico e introspettivo del Novecento. In quegli stessi anni la letteratura italiana offriva altri esempi di analisi spietata dell’alienazione e dell’incapacità d’amare: viene spontaneo il paragone con La noia di Alberto Moravia (1960), dove un intellettuale ricco sviluppa una morbosa ossessione per una ragazza più giovane, incapace di colmare il vuoto esistenziale che lo attanaglia. Buzzati e Moravia, pur con stili diversi, indagano entrambi la crisi dell’uomo moderno di fronte a sentimenti che non sa gestire, evidenziando temi di alienazione e oggettivazione della donna in contesti di prostituzione o scambi di interesse.

Guardando più indietro, Un amore richiama certi romanzi della tradizione mitteleuropea e italiana incentrati su passioni squilibrate e umilianti. Si può pensare a Senilità di Italo Svevo (1898), dove il protagonista Emilio, già non più giovane, si lega a una donna vana e infedele, vivendo un’ossessione che lo consuma, un evidente precedente letterario di questa tipologia di vicenda. Anche in Senilità troviamo un uomo incapace di comprendere pienamente la donna amata e destinato a soffrirne i tradimenti, il che fa di Svevo un precursore del Buzzati di Un amore

A livello internazionale, Un amore è stato accostato a Lolita di Vladimir Nabokov (1955): sebbene le situazioni siano diverse (Humbert è un seduttore di una minorenne, caso ben più estremo), in entrambi i casi abbiamo un uomo di mezza età la cui ossessione per una giovane lo conduce all’autodistruzione. Buzzati, tuttavia, mantiene sempre uno sguardo meno perverso e più compassionevole sul suo Antonio Dorigo rispetto a quanto Nabokov riserva al disturbato Humbert Humbert. Ciò che accomuna i testi è l’esplorazione del lato oscuro dell’amore, quando diventa dipendenza, mania, perdita di sé.

Inoltre, definire Un amore semplicemente un romanzo erotico è riduttivo e fuorviante. Certo, per l’epoca alcuni suoi passi sinceri sulla sessualità erano audaci (da cui l’etichetta di romanzo erotico), ma oggi il libro si legge piuttosto come un classico romanzo psicologico. Semmai, Buzzati recupera la lezione dei grandi autori ottocenteschi nel sondare le passioni umane (si pensi a Una vita e appunto Senilità di Svevo, o a L’educazione sentimentale di Flaubert), portandola però nel contesto sociale e morale dell’Italia del boom economico. 

La tradizione letteraria di riferimento, dunque, è quella del realismo introspettivo, aggiornato con elementi quasi da nouveau roman (la minuziosa descrizione dei pensieri ossessivi ricorda certe pagine di Sarraute o Duras). Buzzati conferma in Un amore di essere scrittore appartato e originale che, con uno stile limpido ma penetrante, riesce a fondere introspezione e critica dei costumi, innovando il suo canone personale.

Un amore nella bibliografia di Dino Buzzati

All’interno della bibliografia di Dino Buzzati, Un amore occupa un posto particolare. Pubblicato dopo capolavori come Il deserto dei Tartari (1940) e la celebre raccolta La boutique del mistero (1968), il romanzo del 1963 spicca come l’unica incursione dichiarata dell’autore nel genere sentimentale-erotico. 

Buzzati stesso riconobbe la natura inusuale dell’opera, arrivando a definirla in parte autobiografica e spudorata, segno che vi aveva riversato qualcosa di molto personale. In effetti, è noto che l’autore, all’epoca cinquantenne, stava vivendo una fase di inquietudine sentimentale e, poco dopo la pubblicazione di Un amore, avrebbe sposato Almerina Antoniazzi, una giovane donna conosciuta in quegli anni e in molti hanno voluto vedere in Antonio Dorigo un riflesso delle insicurezze amorose dell’autore stesso. Certo è che il romanzo si discosta dai toni fiabeschi e metafisici che avevano reso celebre l’autore per abbracciare una narrazione più cronachistica, probabilmente influenzata anche dalla sua esperienza di cronista al Corriere della Sera. Non a caso la prosa di Un amore è più lineare e dettagliata rispetto ad altre opere e Buzzati mette temporaneamente da parte il simbolismo fantastico per esercitare un’osservazione quasi sociologica sulla Milano e i costumi sessuali del tempo.

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Valeria legge libro Venuto al mondo di Doris Lessing

SEO Copywriter e Social Media Manager, mi ritengo una lettrice appassionata. Ho creato Storie in pausa per raccontare il mio rapporto con i libri, quelli che aprono domande più che dare risposte. Quando non lavoro, faccio la mamma e leggo: perché le storie sono il mio modo per restare connessa al mondo e a me stessa.

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