Novità in libreria ottobre 2025: i miei 5 libri da non perdere

Ottobre 2025 porta in libreria un ricchissimo elenco di nuove uscite, ovviamente è impossibile leggerle tutte ma ho scelto di concentrarmi su 5 libri che incontrano particolarmente i miei gusti letterari. 

La mia selezione personale spazia dall’epopea aborigena Meritoria di Alexis Wright, alla raccolta di racconti Diciassette diverse possibilità di fallire di Julian Barnes; dal classico femminista giapponese I dilemmi delle donne che lavorano di Fumio Yamamoto, al nuovo romanzo Vaim del Nobel Jon Fosse, fino al memoir Il mio rifugio e la mia tempesta di Arundhati Roy. 

Ecco dunque le sinossi e i motivi per cui li consiglio di leggere.

Meritoria

Meritoria (Il Saggiatore dal 3 ottobre) è un romanzo epico dall’autrice australiana aborigena Alexis Wright. Fin dalle prime pagine si nota uno stile originale che mescola mito, realtà e storia, celebrando la capacità di sopravvivenza culturale e spirituale delle comunità indigene. 

La vicenda è ambientata in una remota cittadina perennemente avvolta dalla nebbia, foschia metaforica di tutto ciò che non funziona in quel luogo. Seguiamo le vicissitudini della famiglia Steel, che vive sotto uno speciale programma governativo ispirato a reali politiche federali australiane del 2008. Il capofamiglia, Cause Man Steel, è convinto che stia per sopraggiungere una crisi apocalittica e per salvare il suo popolo elabora un piano visionario: un modello di sussistenza energetica basato sullo sfruttamento degli asini selvatici.

Intraprende così un’odissea attraverso l’Australia, quasi fosse un Don Chisciotte contemporaneo in lotta contro le derive del mondo moderno. Avvalendosi di una trama surreale, Wright traccia un parallelo spietato con la realtà, affrontando temi complessi come il cambiamento climatico, il colonialismo e la giustizia sociale, senza mai perdere di vista la resilienza e la dignità delle comunità aborigene.

Perché leggerlo: Meritoria promette di essere una lettura potente e fuori dal comune. Personalmente mi affascinano i romanzi capaci di coniugare impegno sociale e visione poetica, e qui ritrovo entrambi gli aspetti. 

Wright è una voce letteraria pluripremiata (ha vinto importanti riconoscimenti in Australia) e con questo libro offre un affresco che coinvolge profondamente, apre la mente, arricchisce e perfino trasforma il lettore, sfidando le nostre idee sul mondo. 

Diciassette diverse possibilità di fallire

Diciassette diverse possibilità di fallire (Einaudi dal 14 ottobre) è la nuova raccolta di racconti di Julian Barnes. 

Già il titolo, ironico e autoironico, svela qualcosa: nella prefazione Barnes osserva che «ogni romanzo contiene al suo interno un paio di modi di fallire» mentre «una raccolta di dodici racconti… contiene altrettante diverse possibilità di fallire». Eppure, assicura l’autore, nei diciassette racconti selezionati in questo volume, tratti da tre raccolte precedenti, finora in gran parte inedite in Italia, tale eventualità è felicemente scongiurata.

Le storie spaziano per ambientazione e temi: Barnes mette in scena, ad esempio, un Ivan Turgenev ormai maturo e innamorato, oppure un gruppo di amici che discute con nostalgia del perduto piacere del fumo. Il filo conduttore è la brillantezza della scrittura, in ogni racconto risplendono la verve e la forza creativa di una delle penne più eleganti del nostro tempo.

Perché leggerlo: Amo l’arte del racconto e Julian Barnes ne è un maestro riconosciuto. Questa raccolta rappresenta un’occasione imperdibile per assaporare il meglio della produzione breve di Barnes con tutta la sua eleganza, ironia e profondità. 

Molti dei racconti inclusi, come detto, non erano mai stati tradotti prima d’ora, dunque il volume offre ai lettori italiani contenuti inediti e preziosi. Mi aspetto di ritrovare in queste pagine la voce raffinata di Barnes, capace di far sorridere e pensare allo stesso tempo, di illuminare piccole verità sulla condizione umana con quello stile limpido e acuto che lo contraddistingue. 

I dilemmi delle donne che lavorano

I dilemmi delle donne che lavorano (Neri Pozza dal 7 ottobre) è un caso letterario che finalmente approda anche in Italia. Pubblicato in Giappone 25 anni fa e solo ora tradotto in italiano, il romanzo di Fumio Yamamoto è considerato un classico moderno, di impianto femminista e anticapitalista, e si rivela una lettura sorprendentemente attuale. 

Si tratta di un’opera corale che intreccia le storie di varie donne giapponesi alle prese con le tensioni fra aspettative sociali e desideri individuali. Ogni capitolo segue una protagonista diversa di questa piccola galleria di eroine quotidiane: c’è Haruka, che dopo aver sconfitto una grave malattia non sa più chi sia senza quell’etichetta addosso, e fatica a far accettare agli altri la propria trasformazione; c’è Izumi, che dopo un divorzio e la perdita del lavoro si ritrova con una vita tutta da reinventare e si chiede se questa inaspettata libertà, senza marito né impiego, non possa in fondo essere la felicità. Ci sono poi donne come Katō, costretta ai turni di notte in un minimarket dove subisce molestie e tormentata dal pensiero di una figlia adolescente che l’ha lasciata, oppure Mito, indecisa se sposare un fidanzato disoccupato dopo sette anni di relazione, e Sumie, spirito libero in cerca di emozioni ma decisa a non barattare nulla con la propria indipendenza. 

Attraverso queste vicende diverse, Yamamoto racchiude le tante anime femminili della società nipponica, divise tra emancipazione e ruoli tradizionali, aspirazioni legittime e millenarie aspettative.

Perché leggerlo: Sono sempre alla ricerca di voci letterarie da culture diverse, e I dilemmi delle donne che lavorano mi incuriosisce enormemente perché offre uno spaccato autentico della condizione femminile in Giappone. 

Si preannuncia un libro arguto, saggio e provocatorio, che mostra piccole grandi ribellioni quotidiane. Credo che questa opera, già di culto in patria, possa offrire ai lettori italiani non solo uno sguardo su un altro mondo, ma anche temi universali in cui riconoscersi, come la ricerca di sé, il peso delle convenzioni, il bisogno di libertà. 

Per chi ama la letteratura che coniuga critica sociale e introspezione psicologica, il romanzo di Yamamoto sarà una scoperta stimolante e di grande fascino.

Vaim

Vaim (La nave di Teseo dal 21 ottobre) segna il grande ritorno al romanzo del celebre autore norvegese Jon Fosse, il primo dopo l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura nel 2023. Il romanzo è anche l’inizio di una nuova trilogia che ci accompagnerà nei prossimi anni. 

L’ambientazione è quella di un remoto villaggio di pescatori sulla costa norvegese, dove la vita scorre lenta e silenziosa tra le onde del mare e il sussurro del vento. Protagonista è Jatgeir, un pescatore solitario che un giorno si reca in città in cerca di un semplice ago e filo; al suo ritorno, però, dal molo risuona una voce di donna che lo chiama. È Eline, l’amore perduto della sua giovinezza, apparsa all’improvviso con una valigia in mano, implorando di poter salire sulla sua barca. 

Da questo incontro inaspettato la vita ordinaria di Jatgeir viene sconvolta e l’uomo intraprende un lungo viaggio dentro sé stesso, esplorando le sfumature dell’amore e della perdita, in un intreccio dove realtà e sogno, vita e morte si confondono. Fosse costruisce una narrazione di atmosfera, fatta di silenzi e piccoli gesti, che lentamente svela i sentimenti nascosti dei personaggi.

Perché leggerlo: Jon Fosse è noto per la sua capacità di indagare la condizione umana con uno stile scarno, poetico ed evocativo. Si prospetta una lettura contemplativa e intensa, in linea con la grande tradizione della letteratura nordica. Promette di incantare i suoi lettori con la semplicità solo apparente della sua trama e la profondità delle emozioni sottese. 

Per chi ama le storie introspettive e cariche di suggestioni metafisiche, il nuovo libro di Fosse sarà probabilmente un piccolo gioiello da assaporare con calma, lasciandosi cullare dal ritmo delle sue parole.

Il mio rifugio e la mia tempesta

Con Il mio rifugio e la mia tempesta (Guanda dal 21 ottobre) ci troviamo di fronte a un’operazione letteraria molto personale: è il primo memoir della scrittrice indiana Arundhati Roy, nota al grande pubblico per il romanzo Il dio delle piccole cose (Premio Booker 1997) e per il suo impegno attivista. 

In questo libro Roy abbandona la finzione narrativa per raccontare di sé e, in particolare, del rapporto complesso con sua madre. L’opera nasce infatti dopo la morte della genitrice, Mary Roy, avvenuta nel 2022: Arundhati, 64 anni, ha iniziato a scrivere per capire i sentimenti profondi e contraddittori provati verso quella figura carismatica da cui si era allontanata a 18 anni “non perché non la amassi, ma per poter continuare ad amarla”

Nelle pagine l’autrice ripercorre la propria esistenza, dall’infanzia in una regione rurale dell’India del Sud all’impegno per i diritti umani e per l’ambiente, fino al successo internazionale come scrittrice. La narrazione intreccia continuamente il personale con il contesto storico e l’autrice riflette sui cambiamenti del suo Paese, ad esempio la sanguinosa affermazione del partito nazionalista hindu, senza tralasciare eventi privati più dolorosi, come la fine burrascosa del suo matrimonio. Ne emerge il ritratto sincero di una donna divisa tra l’amore filiale e la necessità di autodeterminazione, tra memorie familiari e battaglie civili.

Perché leggerlo: Avendo seguito negli anni sia la produzione narrativa sia gli scritti saggi di Arundhati Roy, considero Il mio rifugio e la mia tempesta una lettura obbligata. La prospettiva di conoscerla più intimamente, attraverso il racconto in prima persona della sua vita, mi attira enormemente. Mi aspetto una prosa appassionata e lirica e al tempo stesso una lucidità nell’analisi politica e sociale. 

Il memoir potrebbe offrire una chiave di lettura nuova per comprendere le radici dell’impegno e dell’immaginario di Roy, un viaggio emotivo tra ricordi di famiglia, ricerca di libertà e sguardo critico sul mondo contemporaneo. Per chi ama le biografie intense e i percorsi di vita fuori dall’ordinario, il libro sarà con ogni probabilità un’esperienza toccante e illuminante.

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Storie in pausa

Valeria legge libro Venuto al mondo di Doris Lessing

SEO Copywriter e Social Media Manager, mi ritengo una lettrice appassionata. Ho creato Storie in pausa per raccontare il mio rapporto con i libri, quelli che aprono domande più che dare risposte. Quando non lavoro, faccio la mamma e leggo: perché le storie sono il mio modo per restare connessa al mondo e a me stessa.

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