
Ci sono libri che arrivano come una carezza al momento giusto e Le parole della pioggia è stato proprio così, una boccata d’aria sana in un periodo complesso, uno di quei romanzi che ti rimettono in pace con il mondo.
Sin dalle prime pagine ho ritrovato quella sensazione di conforto e meraviglia che Laura Imai Messina sa regalare e, come accade con tutti i suoi libri, anche stavolta la sua voce narrativa è riuscita a scaldarmi il cuore.
In questa recensione vi racconto perché questo piccolo grande libro mi ha conquistato, condividendo emozioni e le riflessioni nate dalla sua lettura.

Titolo originale: Le parole della pioggia
Autore: Laura Imai Messina
Editore: Einaudi (collana Supercoralli)
Anno di pubblicazione: 2025
Pagine: 144
Genere e forma: romanzo
Le parole della pioggia ci porta nella Tokyo contemporanea, dove nelle giornate di pioggia accade qualcosa di poetico e quasi magico.
All’uscita di una stazione, una misteriosa “donna-ombrello” attende con il suo ombrello aperto, il suo lavoro è accompagnare gli sconosciuti a destinazione, offrendo riparo dalla pioggia e soprattutto ascolto e presenza.
Le donne-ombrello (in giapponese kasa-onna, 傘女) sono studentesse, casalinghe annoiate, vedove benestanti o ragazze senza alternative: prima di iniziare il loro cammino accanto a un cliente pronunciano il rituale “Sono nata in un giorno di pioggia” e, con il loro grande ombrello, seguono il passo dell’altro. Sotto quell’oggetto condiviso si crea un piccolo mondo segreto: si conversa o si tace, si inciampa insieme e per qualche isolato ci si dimentica del resto del mondo. Tutte le donne-ombrello, quando raccontano le loro esperienze, concordano su un punto, ovvero il tempo sotto l’ombrello scorre in modo diverso, sospeso e protetto dal ritmo frenetico della città.
Tra queste figure spicca Aya, la protagonista che sembra nata per fare la donna-ombrello. Porta sempre con sé un vecchio Dizionario delle parole della pioggia, un libricino consunto che raccoglie centinaia di termini poetici per i vari tipi di pioggia. Così, mentre accompagna le persone, condivide con loro parole dimenticate e affascinanti, come ad esempio la “pioggia dell’inquietudine” per indicare una pioggerellina fine e interminabile, oppure la “pioggia sottile come il pelo di un gatto” per descrivere quelle gocce leggere leggere. Ho scoperto con stupore che in giapponese esistono oltre mille termini diversi per nominare la pioggia e attraverso Aya ne impariamo alcuni anche noi.
Più della pioggia, Aya aspetta qualcosa, o meglio qualcuno, osserva ogni giorno un giovane pugile di nome Toru che si allena correndo su per la collina più ripida della città e lo aspetta in cima, sotto la pioggia, incurante del fatto che lui forse non vincerà mai le sue sfide. In fondo, nella vita serve anche chi sa perdere e cadere, perché da terra si può vedere il mondo da una nuova angolazione.
In questo intreccio delicato di incontri fugaci sotto la pioggia e la storia personale di Aya e Toru si regge la trama del romanzo. Non svelerò di più per non togliervi il piacere di scoprire come evolverà il rapporto tra la ragazza e il pugile, ma basti sapere che Le parole della pioggia non è un libro di grandi colpi di scena, bensì di piccoli momenti di intimità e cura che lasciano il segno.
Quello che più mi ha colpito in Le parole della pioggia è il tono poetico e intimo con cui Laura Imai Messina racconta la sua storia. Il romanzo è breve, quasi una lunga novella illustrata, ma ogni pagina è calibrata con cura. Non aspettatevi una trama lineare e ricca di azione, qui la narrazione procede per sensazioni e simboli, come una lenta melodia di gocce.
Ho avuto l’impressione di ascoltare il libro oltre che leggerlo, merito di una scrittura ricca di suoni, sospensioni e respiri. L’autrice alterna una narrazione corale iniziale (le voci delle varie donne-ombrello si intrecciano, ciascuna con la propria storia accennata) a una seconda parte più focalizzata su Aya in prima persona. Questa struttura dà al romanzo un ritmo particolare: prima un coro di voci femminili che custodiscono memorie e segreti sotto la pioggia, poi un zoom sulla protagonista e sul suo mondo interiore. È un equilibrio insolito ma riuscito, che mi ha tenuto incollata al libro senza bisogno di effetti speciali.
Durante la lettura, mi sono segnata alcune frasi che mi hanno davvero fatto riflettere, una in particolare racchiude bene il messaggio del libro sul potere delle parole e delle storie:
Se non credessimo nell’incantesimo del vocabolario, non potremmo essere donne-ombrello. … Serve credere che [le parole] possano cambiare, proprio come le nostre vite.
Le parole della pioggia del titolo non sono solo un vezzo lessicale, ma diventano qui una metafora potentissima, credere nelle parole significa credere nella possibilità di cambiare la realtà, di dare nuovi nomi alle cose e quindi nuovi significati alla vita.
Pensandoci, ogni volta che impariamo una parola nuova o un modo diverso di descrivere un’emozione, in qualche modo allarghiamo i confini del nostro mondo. Il vocabolario di Aya non è quindi un semplice elenco di termini meteorologici, ma uno scrigno di incantesimi e sotto ogni ombrello aperto si recita una piccola formula di ascolto e comprensione reciproca. Devo ammettere che ho adorato questo aspetto del romanzo: mentre seguivo la storia, imparavo anche curiosità linguistiche e leggende legate alla pioggia, che aggiungono profondità al significato di ciò che accade.
Si avverte nelle pagine del romanzo l’eco del mono no aware, quella sensibilità tipicamente giapponese per la bellezza effimera delle cose. La pioggia che cade, i fiori di ciliegio che si staccano sotto il suo peso, le vite che s’incontrano per un attimo sotto un ombrello: tutto è intriso di una dolce malinconia che però non deprime, anzi consola il cuore.
Un altro tema centrale è quello della cura, intesa sia come prendersi cura degli altri sia come aver cura di sé stessi attraverso gli altri. Il gesto semplice di tenere un ombrello sopra la testa di qualcuno diventa un atto di gentilezza enorme, un simbolo di attenzione e rispetto dei passi altrui.
Verso la fine del libro, una frase mi ha particolarmente colpitoi per la sua verità:
o è reciproca o non funziona.
Si riferisce alla cura, all’amore, a qualsiasi rapporto umano: o c’è reciprocità, scambio alla pari, oppure quel tipo di cura rimane incompleto.
Quando ho letto questa frase, ho chiuso il libro per un attimo e ci ho pensato su. Quanta saggezza in poche parole! È un concetto semplice, eppure spesso ce ne dimentichiamo nelle relazioni di tutti i giorni. Ho trovato straordinario come la Messina sia riuscita a comunicare questo messaggio senza retorica, facendocelo sentire attraverso la storia di Aya e Toru, nella loro interazione silenziosa sotto la pioggia, in quel darsi e ricevere protezione a vicenda, c’è la chiave per guarire le proprie ferite.
La fragilità è un altro elemento prezioso del romanzo: qui la si celebra come valore, come perseveranza della fragilità, per citare un’espressione che ho letto a proposito di questo libro. In un mondo che esalta la forza e il successo ad ogni costo, Le parole della pioggia ci ricorda la dignità di chi inciampa e si rialza, di chi magari perde qualcosa ma in cambio ottiene una prospettiva nuova. Personalmente, questo mi ha dato conforto, mi sono sentita meno sola nel mio essere imperfetto, sapendo che c’è una bellezza anche nei momenti in cui ci sentiamo sconfitti dalla vita.
Dal punto di vista stilistico, la prosa di Laura Imai Messina è semplice ma evocativa. Ogni tanto spunta un termine giapponese, una descrizione sensoriale così precisa che pare di vedere e sentire la pioggia ticchettare sul tessuto dell’ombrello. L’atmosfera che si respira leggendo è quella delle fiabe metropolitane e per certi versi mi ha ricordato le atmosfere oniriche e sospese di alcuni racconti di Yasunari Kawabata, o la delicatezza intimista di Banana Yoshimoto. Chi conosce i romanzi di Haruki Murakami potrebbe ritrovare echi di quelle passeggiate sotto la pioggia tipiche dei suoi protagonisti solitari,qui, però, non ci sono gatti parlanti o mondi paralleli, la magia è tutta nelle piccole cose reali.
Nonostante questi rimandi letterari, la voce di Laura Imai Messina rimane originalissima, è la voce di una scrittrice italiana innamorata del Giappone, capace di far incontrare due sensibilità in modo armonioso. In effetti, leggendo Le parole della pioggia mi sono resa conto di quanto l’autrice abbia creato un genere tutto suo, mescolando la narrativa italiana contemporanea con temi e immaginari tipicamente giapponesi e, il risultato, è un racconto intimo che parla a un pubblico universale.






