
Inverness di Monica Pareschi (Polidoro, 2024), finalista del Premio Campiello 2025, è una raccolta di racconti intensi e stranianti e già dalla copertina si può intuire l’atmosfera gelida e sognante del libro.

Titolo originale: Inverness
Autore: Monica Pareschi
Editore: Alessandro Polidoro Editore
Anno di pubblicazione: 2024
Pagine: 174
Genere e forma: raccolta di racconti
La raccolta non ha una trama unica, ciascun racconto è un piccolo microcosmo di relazioni interrotte. Le storie ruotano intorno a donne, ragazze e bambine alle prese con amori e legami familiari sfuggenti.
Le protagoniste attraversano situazioni crudeli, morbose e spesso paradossali cercando di amare, ma ostacolate da silenzi e ossessioni, ogni storia ha una conclusione a sorpresa e intorno ai personaggi si crea sempre una tensione irrisolta.
Inverness ci offre otto frammenti in cui l’incontro con l’altro sembra quasi impossibile, i sentimenti non trovano compimento, come se nella matematica delle relazioni 1+1 non dia luogo a 2.
Già dalle prime pagine si intuisce lo stile tagliente dell’autrice, il passato dei personaggi è descritto con frasi di grande potenza evocativa:
A quei tempi era sempre inverno. P. arrivò a dicembre del primo anno… Se incrocio i suoi occhi lei mi sorride veloce, e io sento un impeto di gratitudine per quel lampo d’azzurro che mi stringe la gola.
Questa citazione, tratta dall’inizio di uno dei racconti, mette subito il lettore in sintonia con il tono onirico del libro. Anche il primo racconto, “I baci di Munch”, presenta un linguaggio ossessivo:
La nostalgia di sé, la perdita dell’uno, l’angoscia… è tutta nell’orecchio abbozzato… nel baciare serriamo gli occhi, ottusi, sigillati.
Frasi come queste mostrano quanto la prosa di Monica Pareschi sia al contempo intensa e controllata e, personalmente, ho trovato questi passaggi di altissimo impatto emotivo.
Quello che funziona in Inverness è senza dubbio la sua precisione stilistica: l’autrice è molto brava a condensare in poche pagine atmosfere complesse, ogni parola sembra scelta con cura e i sentimenti più cupi affiorano sulla pagina senza mai essere semplicemente dichiarati. Apprezzo la lingua graffiante e al contempo lirica di Pareschi: la sua scrittura – frutto anche della sua esperienza di traduttrice – è precisissima, graffiante quanto basta, ma poi a tratti lirica e leggera. È una prosa capace di far sorridere e al tempo stesso di stringere la gola.
Va detto che qualche elemento potrà lasciare perplessi certi lettori, le storie sono molto cupe e disturbanti, con figure ritratte in momenti di disagio psicologico o violenza latente. Non mancano scene di violenza carnale o tensione quasi horror, come suggeriscono le atmosfere alla Stoker di Park Chan-Wook.
Per chi preferisce racconti più consolatori o lineari, questo libro può risultare disturbante e frammentario. Anche l’assenza di spiegazioni razionali esaurienti per gli eventi (chi legge scopre i retroscena solo attraverso indizi sottili) potrebbe infastidire chi vuole risposte chiare.
Monica Pareschi è nota innanzitutto per aver tradotto i lavori di grandi autori anglo-americani (Lessing, Jackson, Ballard, Malamud, ecc.) e Inverness è la sua seconda raccolta di racconti: il debutto narrativo fu nel 2014 con È di vetro quest’aria, a dimostrazione del fatto che i racconti brevi fanno fatica a emergere in Italia ma, quando riescono, possono splendere di luce propria. Nel suo stile breve e doloroso molti hanno colto echi della migliore tradizione anglosassone, la sua prosa ricorda quella della migliore letteratura anglosassone. Le atmosfere oniriche e tese rimandano alla malizia fantastica di Leonora Carrington o ai racconti gotici moderni.
Filippo
complimenti per la recensione
Valeria
Felice sia stata di tuo interesse!